Chi era Francesco

Francesco Marco Attanasi

Nato il 6 giugno 1978, Francesco M. Attanasi consegue il diploma di maturità scientifica presso il Liceo Scientifico “A. Vallone” di Galatina. Nel frattempo, si diploma in clarinetto presso il Conservatorio “T. Schipa” di Lecce.

Nel 1998 si trasferisce da Soleto a Cremona per frequentare la Facoltà di Musicologia, dove si laurea brillantemente nel 2003 con una tesi sulle fonti musicali del tarantismo pugliese.

Dopo la laurea, pur insegnando Educazione Musicale presso la Scuola Media Statale “G. Marconi” di Gargnano (BS) e collaborando con l’Università ed il Comune di Cremona nell’organizzazione di attività ed eventi musicali, Francesco frequenta con profitto il corso di Composizione Sperimentale del Conservatorio “G. Nicolini” di Piacenza (5° anno) e la Scuola Interuniversitaria Lombarda di Specializzazione per l’Insegnamento Secondario (ultimo anno).

Fervido ed instancabile musicista e ricercatore, Francesco suona alla perfezione una decina di strumenti (dal clarinetto al tamburello, dalla chitarra alla batteria, dal sax alla tastiera, dal flauto dolce all’armonica a bocca, dal basso elettrico all’ocarina). A Cremona fonda il gruppo etno-acustico “Sciacuddhuzzi”, con il quale si esibisce contribuendo a far conoscere in diverse regioni del Nord Italia il repertorio musicale popolare salentino (pizziche, nenie e tarantelle).

Nella sua attività di musicista e compositore, Francesco scrive una quindicina di composizioni musicali, tra cui alcuni brani per orchestra, per pianoforte, per coro liturgico, brani di musica popolare ed alcuni innovativi arrangiamenti di brani di pizzica salentina.

Da etnomusicologo, la sua attività di ricerca sul campo e di studio delle fonti, produce due brillanti pubblicazioni di livello internazionale, che contribuiscono a dare una forte spinta alla riscoperta delle tradizioni musicali della terra salentina:

  • “La musica nel tarantismo. Preliminari storici per un’identificazione musicologia”, in Maurizio Agamennone, Gino Leonardo Di Mitri (a cura di), L’eredità di Diego Carpitella. Etnomusicologia, antropologia e ricerca storica nel Salento e nell’area mediterranea, Atti del Convegno (Galatina (LE), 21-23 giugno 2002), Besa Editrice, Nardò (LE), 2003.
  • “Il tarantismo in musica: profilo storico e connotati del repertorio tarantolesco”, in Giacomo Baroffio (a cura di), “Rivista Internazionale di Musica Sacra” (RIMS), I/25 2004, LIM, Lucca, pp. 131-175.

Il 20 febbraio 2005, di ritorno da Milano dopo l’ennesimo concerto, Francesco perde la vita in un incidente stradale alle porte di Cremona.

Per il suo impegno sociale ed artistico, per la sua tenacia nel proporre le tradizioni della sua terra e nel far conoscere ai cremonesi la musica salentina, il Comune di Cremona gli dedica una giornata di commemorazione, il 27 maggio 2005. Lo stesso giorno, il corpo docente della Facoltà di Musicologia, nel riconoscimento dei suoi meriti artistici e del suo indelebile contributo alla vita universitaria, intitola alla sua memoria un’aula dell’Università, da allora appunto “Aula Francesco Attanasi”.

Pochi mesi dopo la scomparsa di Francesco, nasce l’Associazione Culturale “Francesco Marco Attanasi” (ONLUS), con l’obiettivo di continuare la sua opera di riscoperta delle tradizioni musicali salentine e di rivalutazione culturale del nostro territorio. Il tutto, seguendo lo stile di Francesco, ragazzo umile, generoso, discreto, capace di farti imparare molto da lui, senza dare l’impressione di insegnarti qualcosa.

Opere postume:

  • FRANCESCO MARCO ATTANASI, La musica nel tarantismo. Le fonti storiche, revisione a c. di Maurizio Agamennone, Giacomo Baroffio, Gino Leonardo Di Mitri, Serena Facci, Pisa, ETS, 2007.

Un pensiero per Francesco

Francesco Attanasi aveva 26 anni. Si è iscritto alla Scuola di Paleografia e Filologia Musicale, poi Facoltà di Musicologia, nell’anno accademico 1997. In quel primo anno non ha frequentato le lezioni e non si è stabilito a Cremona perché stava ancora preparando il diploma in clarinetto presso il Conservatorio di Lecce. Nel ’98 è venuto a vivere a Cremona.In quell’anno si è iscritto al corso di Composizione presso il Conservatorio di Piacenza con Giorgio Tedde. Si è laureato nel luglio 2003, nel novembre successivo ha cominciato i corsi della SILSIS. Parte della tesi è stata pubblicata (L’eredità di Diego Carpitella, a cura di Gino Dimitri e Maurizio Agamennone, Besa, Lecce, 2003, e in «Rivista Internazionale di Musica Sacra»).Ha partecipato ai seminari sui “Metodi della ricerca etnomusicologica sul campo” a Torre de’ Picenardi, organizzati nel seno della Facoltà di musicologia (Università di Pavia) e di Lettere (Università statale di Milano), collaborando sia ai gruppi di ricerca sulle tradizioni locali, sia ai concerti serali. Si è reso disponibile anche a partecipare ad altre iniziative organizzate dalla Pro Loco come la festa di Natale per i bambini.Aveva una discreta attività concertistica. Nel sito Promart c’è ancora l’indicazione di un suo concerto con la pianista Palma Laera a Bari per l’Associazione Concertistica N. Piccinni, nel 2001. Nel 2002 ha effettuato il servizio civile presso l’Archivio di Stato. Dal 2003 è stato promotore di due gruppi musicali che sintetizzavano musiche popolari e colte (Sciacuddhuzzi e The buskers)Nel 2004 ha collaborato con il Comune di Cremona nei progetti di Attraversarte. Faceva parte del Comitato Organizzativo Concerti Studenteschi. A dicembre Francesco ha tenuto un seminario sulla pizzica salentina per il circolo Arci di Cremona.Nel sociale era molto impegnato soprattutto nella Lega Anticaccia. Partecipava ad azioni di disturbo durante le giornate venatorie.Aveva molti amici anche a Milano, e aveva suonato all’Università Bocconi. Molto intensa era l’attività anche al paese natale, Soleto, dove – tra altri impegni – dirigeva un coro. Aveva continuato a fare ricerche sulle fonti scritte delle tarantelle, a cui pensava di dedicare i prossimi impegni di ricerca.

Tratto da sito del Dipartimento di Musicologia e Beni Culturali, Università degli Studi di Pavia, 2005

Soleto – Da tutta Italia sono venuti in paese gli amici e gli estimatori di Francesco Attanasi. Per lui anche un’orazione laica

L’ultimo abbraccio a «Checcone»

Sulla bara il clarinetto del musicologo morto in un incidente a Cremona

SOLETO – Un paese agghiacciato nel dolore, fermo in quasi tutte le sue attività per dare l’estremo saluto a Francesco Attanasi, lo sfortunato musicologo morto a soli 26 anni in un incidente stradale la notte di sabato scorso alle porte di Cremona. Rinviate le attività del catechismo, della scuola calcio e delle altre società sportive locali. Più di tremila persone alla cerimonia funebre, praticamente tutta Soleto; e in più decine di colleghi, ma anche semplici estimatori, partiti da diverse città d’Italia per tributare il loro omaggio al giovane musicista. Il fiume ininterrotto di persone che entravano in chiesa, ove era stata allestita la camera ardente, per esprimere le condoglianze ai familiari era cominciato sin dalle prime ore del mattino quando il feretro era giunto in paese. Sulla bara il clarinetto di Francesco, strumento protagonista di tanti concerti e tante serate. Con il passare delle ore, una folla crescente ha percorso le viuzze del centro storico e le strade della periferia in direzione della cattedrale. Tra i convenuti, il fisarmonicista greco Georgios Garnelis, compagno d’appartamento di Francesco, e insieme a lui Ketty, un’altra studentessa di Cremona. Non è potuto intervenire Jonathan Gluck, il violinista israeliano e stretto collaboratore di Francesco anche lui residente a Cremona, che però aveva presenziato alle esequie organizzate dall’università lunedì scorso. «È morto il mio migliore amico», ha dichiarato Gluck al telefono; mentre Daniele De Pascalis, organizzatore insieme a Francesco e a suo fratello Giuseppe di numerosi concerti a Milano, ha espresso a nome delle associazioni dei pugliesi in Lombardia e di «Salento delle Brianze» il più profondo cordoglio. Una facciata della cattedrale era coperta dai manifesti di saluto a «Checcone» (così chiamavano tutti affettuosamente l’amico scomparso): i vecchi compagni di liceo, il comune di Soleto, il convento dei francescani, il preside e i docenti della scuola media statale dove il padre Fedele insegna matematica. Prima della messa, centinaia di volantini contenenti un profilo umano e professionale di Francesco erano stati distribuiti a chi entrava in chiesa proprio dagli amici più intimi. Poi la liturgia con un bellissima omelia di Padre Luigi, un frate cappuccino che aveva conosciuto Francesco e ne aveva apprezzato le doti personali e professionali. Struggente, subito dopo, il discorso del fratello Giuseppe denso di ricordi e di accorati accenti di affetto. Al termine dell’ufficio funebre, il corteo si è mosso alla volta del cimitero; ma, all’altezza della Porta di San Vito, luogo in cui storicamente vengono pronunciate le orazioni laiche in morte dei soletani più illustri, un vecchio amico di Francesco ha ricostruito la vicenda intellettuale del musicologo prematuramente scomparso. Dopodiché la salma è ripartita, seguita da un lungo corteo, verso il luogo della sepoltura dove è giunta quando era ormai buio e dove tutti si sono stretti intorno ai familiari prima della tumulazione.Tratto da La Gazzetta del Mezzogiorno del 23/02/2005.

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